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Dal Dualismo alla Co-Produzione. Il ruolo dell’Economia Civile

28/07/2014


Una delle cause principali delle crescenti disuguaglianze e della difficoltà di alimentare uno sviluppo sostenibile è l’incapacità di superare nel nostro paese il Dualismo fra la sfera dell’Economia e la sfera del Civile.

Due sono i tratti di questo “blocco” che atrofizza il protagonismo della società e l’innovazione imprenditoriale.

  • Il primo è un Dualismo in termini di contrapposizione. Una cultura dello sviluppo basato sui “due tempi” (prima creo ricchezza e poi la re-distribuisco) ha reso il ruolo del civile e del sociale (inteso come Welfare) come un ingrediente che abbassa l’efficienza del sistema e non già una precondizione per la crescita dei livelli di ben-essere.
  • Il secondo è un Dualismo in termini di distanza sia territoriale sia settoriale. Rinunciare ad una visione “olistica del valore” ha generato un impoverimento del tessuto sociale e del protagonismo del civile, producendo nel nostro paese un crescente divario fra la dotazione di risorse economiche (reddito) e il capitale sociale (fiducia).

È in ciò il cuore del problema italiano. Non è certo la carenza di capitale umano, né di capitale fisico ad impedire al nostro paese di realizzare il suo straordinario potenziale. È piuttosto la separazione di società civile e società politica, per un verso, e la non sufficiente dotazione di fiducia generalizzata, per l’altro verso, la vera strozzatura dell’Italia.

Per assorbire questo “gap”, che ha come evidenza l’impoverimento relazionale, la crisi di fiducia e l’aumento delle aree di vulnerabilità, oggi è indispensabile non solo rigenerare le istituzioni (gdb 2013), ma anche promuovere una diversa idea di sviluppo: uno “sviluppo” capace di superare il Dualismo della sfera Economica su quella Civile e Sociale. Rilanciare questa prospettiva è un processo che richiede un cambio di paradigma e una nuova stagione di “investimenti nel Civile e nel Sociale”.

Le Giornate di Bertinoro