Semi di riflessione – 2

martedì 31 agosto, 2010

Luca Bagnoli

(…) il valore aggiunto rappresenta una rivisitazione dell’equazione redittuale, in cui si re-interpreta il ruolo di alcuni fattori produttivi, considerandoli interni all’ente e trasformando i relativi costi in remunerazioni e quindi assimilandoli a degli “utili”. In particolare, e soprattutto con riferimento alla rendicontazione sociale, i costi interni riguardano i flussi economici destinati a particolari categorie di stakeholder, quali le risorse umane (stipendi e compensi in genere), i finanziatori, la collettività (imposte, liberalità), etc. In aggiunta, per chi opera in regime di mutualità – le società cooperative e cooperative sociali – tra i costi interni vi possono essere anche i flussi destinati ai soci ed al sistema di riferimento, in osservanza “aziendale” dei principi cooperativi internazionali.

A tali considerazioni si aggiunge la necessità/opportunità di integrare le risultanze contabili valorizzando gli elementi figurativi, quali il lavoro volontario e la disponibilità di altri fattori produttivi a titolo gratuito, al fine di cogliere le tipicità proprie di quegli enti che si caratterizzano soprattutto per l’appartenenza giuridica al libro I del codice civile.

Testo tratto dalla relazione di Luca Bagnoli “Il valore Sociale aggiunto nella prospettiva economica”, in occasione della Summer School 2010

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Semi di riflessione – 1

martedì 31 agosto, 2010

Sergio Marelli, Segretario Generale FOCSIV – Volontari nel mondo

Sergio Marelli

Ogni progetto d’aiuto è un apporto temporaneo a un processo storico di cambiamento del gruppo umano a cui è rivolto. Spesso questo gruppo avrà già subito l’impatto di altri progetti. Sempre il gruppo avrà già cercato una soluzione per risolvere, a suo modo i problemi del suo sviluppo. Un progetto si integra (o vive parallelamente) a questa storia. Esso non è né l’inizio, né il centro, né la fine. In questa seconda ottica, l’esercizio di valutazione non si focalizza sul progetto, ma sul gruppo umano stesso. Di conseguenza, se si considera il processo globale, si vede che questa valutazione esterna non è sufficiente. Si impongono, allora, delle forme di valutazione che permettano ai principali attori (la popolazione interessata, l’amministrazione locale, il volontariato, ecc. ) di valutare se stessi. Questa valutazione è conosciuta come “valutazione partecipativa” o “valutazione”….

La valutazione partecipativa può dunque essere definita come una valutazione che viene presa in carico, per quanto si può, dai diversi attori implicati nei processi di cambiamento.

Testo tratto dalla relazione di Sergio Marelli in occasione della Summer School 2010

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Dal Dire al Fare, il Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa

lunedì 26 luglio, 2010

Dal Dire Al Fare scalda i motori e dà appuntamento a fine settembre a professionisti, teorici e operatori della Responsabilità Sociale d’Impresa, per la sesta edizione di questa manifestazione diventata ormai il principale momento di confronto nazionale sul tema dell’agire responsabile.
Dal profit al non profit, dal mondo accademico alla Pubblica Amministrazione, le più importanti realtà imprenditoriali si riuniranno negli spazi dell’Università Bocconi (partner scientifico del Salone) per esporre progetti, best practice, visioni e soluzioni relativi alla CSR,  convinti che la condivisione di esperienze costituisca il punto di partenza imprescindibile per incoraggiare e diffondere l’adozione di pratiche responsabili.
Alcune importanti novità, come ad esempio lo Spazio PA dedicato alle esperienze degli enti pubblici,andranno ad aggiungersi al format già rodato della Mostra e del Convegno di apertura che coinvolgerà esperti nazionali e internazionali. In parallelo, si svilupperanno un secondo Convegno, laboratori tematici ed eventi speciali, lo Spazio Giovani con attività per gli studenti delle scuole superiori e delle università e tanti momenti di incontro e di approfondimento. In particolare, la Mostra proporrà tre percorsi distinti, dedicati rispettivamente alle imprese, alla pubblica amministrazione, alle organizzazioni non profit.

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Ottima partenza per Fortes. Il commento di Andrea Volterrani

mercoledì 21 luglio, 2010

Andrea Volterrani

Si è conclusa da pochi giorni la “Summer School” dal titolo: “La cultura della Valutazione nel Terzo Settore – Tra partecipazione, impatto sociale e valore sociale aggiunto”.
Il corso residenziale, svoltosi al Castello di Montarrenti dal 5 all’11 luglio, ha segnato l’inizio dell’Attività formativa di Fortes, la Scuola di Alta Formazione per il Terzo Settore. L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio dell’Associazione Italiana di Valutazione.
Ecco il commento di Andrea Volterrani, sociologo e presidente di Fortes.

Com’è andato questo esordio?
La Summer è andata bene. E’ andata bene per il numero delle richieste di partecipazione, ed è andata bene per l’alto profilo dei partecipanti. Sono state oltre 150 le domande pervenute per il corso estivo. Di tutte è stata fatta un’attenta lettura dei curricula e ne sono stati selezionati 45. I criteri che hanno guidato la scelta sono stati: il background formativo e l’esperienza professionale già maturata nell’ambito della valutazione dei progetti di tipo sociale.

La provenienza e l’estrazione professionale degli allievi?
Sono venuti da ogni parte d’Italia, e anche dall’estero. Devo ammettere che è stata grande la sorpresa nel constatare la forte motivazione che ha animato tutti, docenti compresi. Il caldo in quei giorni è stato intenso e le ore di formazione sono state molte, ma nessuno si è lasciato scoraggiare. Cinque giorni con corsi dalle 9 alle 17,30 avrebbero messo a dura prova chiunque.
Molti di loro provenivano dal Terzo Settore, ma molti anche dalla Pubblica Amministrazione. Ciò ha permesso un proficuo scambio di idee e ha offerto lo spunto per analizzare i problemi da più prospettive, consentendo la possibilità di condividere dei percorsi di vera crescita e cambiamento del Terzo Settore.

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Quarta giornata al Castello

martedì 13 luglio, 2010

Nella mattina di sabato Andrea Volterrani e Luca Bagnoli hanno affrontato il tema del Valore sociale aggiunto, da due prospettive diverse ma ugualmente importanti.

Con un approccio sociologico, Volterrani ha posto domande e sollevato problemi, piuttosto che identificare improbabili strumenti di valutazione pronti all’uso. “Lavoriamo con esseri umani, la soggettività e la complessità sono ineludibili”.

Ha insistito poi sull’importanza che il Terzo Settore si riappropri di un ruolo di proposta culturale, di cambiamento dell’habitus, uscendo dalle cornici in cui i media riducono la realtà del mondo.

Il Terzo Settore deve interrogarsi sulla propria specificità: le 21 dimensioni dell’alfabeto della coesione sociale possono essere una risposta. Tra queste, Volterrani ne ha evidenziate alcune particolarmente qualificanti: l’immaginazione, come capacità di credere in una realtà diversa; la frontiera e il rischio, come territori naturali della sua azione; e ancora democrazia e partecipazione, prossimità e ascolto, etica e responsabilità. Per ognuna delle 21 dimensioni si può e si deve tentare la costruzione di un indicatore, ricordando con Saramago che “il viaggio non finisce mai”, perché bisogna vedere ogni luogo più volte e tornare a vedere i cambiamenti.

Da economista aziendale, Luca Bagnoli ha invece parlato della “monetizzazione” del valore sociale aggiunto, proponendo l’equazione ormai codificata dal Gruppo di studio sul Bilancio sociale. In essa, alcuni costi diventano valore se comportano un vantaggio per la collettività.

La valorizzazione del lavoro volontario, da calcolare come ricavo e come costo, secondo Bagnoli è utile sia per presentarsi più completamente, sia per migliorare la propria efficienza. Su questi strumenti si è percepita in sala un po’ di diffidenza verso il rischio di “ragionare come imprese”, ma Bagnoli e Volterrani insieme hanno rassicurato sulla convivenza possibile, anzi, auspicabile, fra i due approcci.

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